Il Progetto Individualizzato: una sentenza da ragione al disabile
07 apr 2011 1 commento
in Informazioni, Legale
Nel caso affrontato dal TAR siciliano una persona con disabilità ha richiesto al Sindaco del Comune di Residenza la stesura del proprio progetto individuale, tramite apposite istanze, passando anche dalla diffida da parte del proprio legale di fiducia, le quali non hanno ricevuto alcuna risposta. E’ stata, quindi, costretta a chiamare in giudizio l’ente locale (dopo circa 4 mesi dalle richieste) per chiedere la verifica della legittimità del comportamento della pubblica amministrazione e con il fine di tutelare il riconoscimento di un proprio fondamentale diritto.
Il Tribunale amministrativo regionale di Catania ha così riconosciuto l’illegittimità del “silenzio inadempimento” posto in essere dall’ente locale e dal distretto socio-sanitario alle diverse richieste avanzate dalla persona con disabilità di stesura del progetto individualizzato ed ordinato al Comune stesso di provvedere, entro 30 giorni dalla notifica della sentenza ad accogliere tale istanza.
Il sistema normativo previsto dall’art. 14 della legge 328/00 e, più in generale dall’intera disposizione legislativa nazionale per le persone con disabilità, prevede che il fulcro principale del sostegno delle persone con disabilità e del loro raggiungimento di una vita “indipendente”, sia proprio la stesura dei progetti individualizzati di vita. Esso determina, tra l’altro, quella necessaria concertazione voluta dalla l. 328/00 tra persona con disabilità, famiglia, enti locali, enti sanitari e terzo settore e comporta la “presa in carico globale della persona con disabilità” e della sua famiglia da parte delle istituzioni competenti.
Se questo è l’orizzonte normativo di riferimento la realtà, purtroppo, è ben diversa. Le famiglie, costrette ad una quotidiana solitudine, devono ricercare incessantemente i modi per superare le situazioni di bisogno o le necessità di assistenza socio-sanitaria. Infatti ciò a cui assistiamo è una politica disgregata di accesso ai servizi sanitari (partecipazione a singoli bandi o necessità di particolari requisiti), di ricerca di centri di riabilitazione o di altre tipologie di assistenza sanitaria.
L’auspicio, pertanto, è che dopo questa ennesima pronuncia “pilota” in tema di inclusione delle persone con disabilità, gli enti locali, insieme a quelli regionali e nazionali, si attivino per garantire a tutti il rispetto e l’esigibilità di tale fondamentale diritto, anche attraverso la concreta attuazione della normativa esistente e l’adeguamento della stessa alla luce della più recente Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità ratificata nel nostro Paese con la L. 18/2009.
Per scaricare la sentenza clicca qui



ott 05, 2011 @ 16:51:23
http://www.superando.it/content/view/5409/121/
Gli assegni di cura farebbero risparmiare e migliorerebbero la vita delle persone
(di Francesco Conti)
Tramite un recente provvedimento, la Regione Toscana ha deciso di erogare un assegno di cura mensile alle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica, per favorirne la permanenza a domicilio. Un provvedimento certo giusto, di cui si auspica una rapida attuazione. Ma per le altre migliaia di persone non autosufficienti della Regione? Secondo chi si occupa da anni di un parente non autosufficiente, con tutte le difficoltà quotidiane comuni alle famiglie in cui vi siano persone con gravi disabilità, il provvedimento andrebbe sicuramente esteso, realizzando risparmi notevoli e migliorando la qualità della vita delle persone coinvolte
La Regione Toscana ha recentemente deliberato l’erogazione di un assegno di cura [fino a 1.500 euro al mese. Se ne legga cliccando qui, N.d.R.] a favore delle famiglie che si occupano direttamente dei propri congiunti malati di sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Scelta giusta e mi auguro di rapida attuazione, ma tutti gli altri? Le decine di migliaia di persone non autosufficienti della Toscana, sia anziane che giovani, sono forse meno degne di tutela? Ovviamente la risposta è no! Ma evidentemente la Regione Toscana non condivide.
L’assegno di cura è uno strumento di supporto alle famiglie che ospitano persone non autonome e che consente di conseguire il benessere della persona con disabilità, oltre che risparmi straordinari per lo Stato e la Regione.
Nelle strutture di ricovero e di cura, i costi per un non autosufficiente in condizioni di media gravità sfiorano i 2.500 euro mensili, con la Regione che contribuisce in media con 1.400-1.500 euro al mese. Un assegno di cura di 500 euro – in aggiunta all’indennità d’accompagnamento – potrebbe riuscire dunque a ottenere l’obiettivo dell’assistenza al proprio domicilio, svolta a prescindere dal supporto di una badante. Da notare che altre Regioni offrono alle famiglie cifre che variano dai 1.800 euro al mese della Provincia Autonoma di Trento ai 550 dell’Emilia Romagna, del Veneto e della Puglia, ma l’elenco potrebbe continuare. La Regione Umbria, invece, ha addirittura abrogato recentemente la legge sull’assegno di cura, dimenticando le stesse persone malate di SLA, forse temendo di creare un precedente… La Toscana medesima ha escluso l’assegno di cura tra gli strumenti di supporto delle persone con disabilità e delle loro famiglie, dal momento che la legge regionale istitutiva del Fondo per la Non Autosufficienza non ne fa menzione.
Auspichiamo pertanto che l’intervento in Toscana a favore dei malati di SLA rappresenti un precedente significativo anche per altre Regioni del Centro Italia, come l’Umbria e le Marche. Realizzare risparmi e migliorare la qualità della vita di una persona non autosufficiente sono due obiettivi pienamente conseguibili e l’assegno di cura è lo strumento più idoneo, anche perché “rinchiudere” le persone con disabilità – sia giovani che anziane – in residenze e ospizi incide negativamente anche sull’aspettativa di vita.
L’assegno di cura
Forma di assistenza indiretta – ovvero erogazione in denaro con cui il Cittadino può gestire la propria assistenza – l’assegno di cura è spesso legato a politiche di sostegno alla domiciliarità e alla non autosufficienza, cioè basate sulla volontà di mantenere presso la propria abitazione persone, frequentemente anziane, assistite da familiari, volontariato o badanti.
I contributi vengono erogati in virtù di un’accertata non autosufficienza e le Regioni che adottano questa misura ne fissano anche le modalità di accesso.